Perché non ha senso attaccare Guide Me Right e la Sharing Economy

Negli ultimi giorni, in seguito all’articolo di risposta alle critiche del presidente di ConfGuide Toscana che attaccava Guide Me Right su La Nazione, ci sono state tante, tantissime reazioni. 

Prima di tutto vorremo dire grazie a tutti quelli che #iostoconGuideMeRight. L’Italia è un paese difficile dove lanciare un marketplace di un servizio di Sharing Economy come Guide Me Right. Ma se è vero che spesso la legge, il pubblico, la burocrazia o i finanziatori non sono di aiuto… è vero che c’è tanta gente che ci mostra il suo sostegno e che sta facendo partire comunque questa rivoluzione dal basso. 

Noi italiani siamo un popolo di persone note per sapersi arrangiare in ogni ambiente, arrivando spesso ad eccellere… purtroppo tante volte fuori dall’Italia. Il nostro spirito intraprendente, innovativo e imprenditoriale è stato parzialmente corrotto da una serie di paletti che, talvolta mascherati da presunti diritti o certificati, ci hanno illuso che certi benefici sarebbero durati per sempre. Oggi c’è chi si rende conto che non è così e prova a inventare qualcosa di nuovo. C’è chi riconosce quanto sta succedendo e prende parte a queste iniziative per una serie di ragioni: perché ne sposa i valori, perché può guadagnare qualche soldo extra, perché gli permette di vivere un’esperienza sociale, perché vuole favorire il cambiamento. 

C’è, invece, chi interpreta il “movimento” Sharing Economy come una minaccia e presenta una serie di critiche. Proviamo a rispondere ad alcuni dei punti emersi questi giorni. 

Quando è… e quando non è… Sharing Economy?

Certi commenti dimostrano una scarsa comprensione della Sharing Economy. Alcuni credono si manifesti “quando un servizio viene realmente condiviso e la qualità non viene compromessa”. Cosi non è. Sharing Economy è il movimento della Condivisione per il quale CHIUNQUE può condividere una risorsa in suo possesso scarsamente utilizzata (casa, macchina, conoscenza, contatti, competenze, tempo libero) guadagnando qualche soldo extra attraverso un’esperienza che è, prima di tutto, sociale!

E allora ecco che chi vuole raggiungere Udine da Milano ed è disposto a condividere un posto in macchina con altri viaggiatori, usa Bla Bla Car e paga una somma (spesso) inferiore ad altri canali per fare un viaggio in macchina con delle persone fino ad allora sconosciute. Per poi scoprire che con queste persone condivide l’approccio alla vita e che possono nascere facilmente delle conversazioni interessanti attraverso le quali arricchirsi reciprocamente. Una persona diversa, che ha bisogno di certezze sugli orari, sul punto di partenza e su quello di arrivo, o che vuole lavorare durante il viaggio potrà serenamente andare in Stazione Centrale e prendere il suo treno in tranquillità.
Le persone, in base alle loro preferenze e alle loro possibilità, possono scegliere quello che preferiscono. 

Allo stesso modo un viaggiatore alla ricerca di un tour guidato, di una spiegazione professionale della storia e della cultura di una città o di un monumento, di un servizio chiaro, sicuro e definito allora cercherà la propria guida certificata, senza complicazioni. Una persona interessata a un altro tipo di esperienza invece cercherà su Guide Me Right, dove fin da subito saprà di trovare persone con cui condivide un approccio di base: quello della condivisione. Si farà suggerire i Local Friend con cui ha più stili di vita in comune, ne contatterà alcuni per sapere chi è disponibile e chi potrebbe davvero offrire un’esperienza interessante e, alla fine, prenoterà in maniera indipendente. Un po’ come un viaggiatore decide di cercare la propria stanza su Airbnb e di mettersi d’accordo per la consegna delle chiavi della casa invece che prenotare un albergo su Booking e avere la reception disponibile 24/7. 

Quindi la Sharing Economy non è la condivisione di un servizio dove non si compromette la qualità. Quella dovrebbe essere semplicemente “economy”.

La Sharing Economy è la condivisione di un nuovo tipo di servizio attraverso un’esperienza sociale e dove la qualità viene definita diversamente rispetto al sistema tradizionale. 

Certificato = Qualità? Dipende dal certificato

Chi sostiene che la qualità e l’affidabilità sia garantita solo da una certificazione pubblicamente e burocraticamente accettata forse non si è reso conto di cosa sta succedendo: conoscete i sistemi di peer-review? Portali dove le persone possono condividere la propria opinione (in maniera più o meno discutibile) arrivando a definire, alla lunga, la reputazione online di una struttura, di un’attività, di un servizio, di una persona. Sistemi in cui la certificazione viene esternalizzata all’effettivo usufruitore del servizio e dove il limite dell’eventuale soggettività della recensione viene superato dall’elevato numero di recensioni rilasciate. Perché questi sistemi sono utili? Perché l’offerta è aumentata e i servizi sono cambiati ma il sistema non si è mai adeguato. E allora siamo sicuri che un certificato rilasciato dal sistema pubblico (secondo regole e condizioni diverse a seconda della provincia, della regione o della nazione) sia “la verità”? Noi siamo convinti che non sia così. Che il sistema tradizionale di certificazione dovrebbe concentrarsi nel certificare ciò che è VERAMENTE esclusivo e particolare e non ambire ad essere un certificatore unico e centrale di TUTTO, in maniera da garantire veramente la qualità di chi investe nella propria offerta senza limitare tutto il resto.

Prezzo, Tasse, Meritocrazia ecc

Qualcuno ha criticato il prezzo delle attività dei Local Friend di Guide Me Right. Qua urge una spiegazione: Guide Me Right prevede sei livelli di Local Friend (dal Novice al Grand Master) e ad ogni livello associa un tariffario orario “suggerito” (un po’ come il prezzo che prorpone BlaBlaCar quando definisci il percorso che offrirai). Chiunque può salire di livello guadagnando Punti GMR. I Punti GRM si possono ottenere offrendo esperienze tramite il portale e dipendono dalla valutazione rilasciata dai Guest: più esperienze ho offerto, meglio sono stato valutato, più alto sarà il mio tariffario suggerito. 

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I professionisti partono fin da subito da livello di Expert Local Friend perché già in possesso di una certificazione. Una certificazione che ne attesta un’esperienza di un certo tipo e che abbiamo deciso di non ignorare. Al tempo stesso, però, una volta sul portale anche loro devono sottostare al meccanismo di validazione del marketplace e potranno salire o scendere di livello in base alle valutazioni ottenute su Guide Me Right. Naturalmente, è sempre possibile cambiare il proprio tariffario orario o definire un prezzo particolare per un’attività. 

I prezzi inizialmente possono essere bassi ma aumentano velocemente una volta offerte le prime esperienze. In questa maniera chi ha limitata disponibilità economica può decidere di spendere meno e prenotare un’esperienza con un  Novice Local Friend. Chi, invece, è disposto a spendere di più per essere più “sicuro”, può prenotare un Master Local Friend che ha già ricevuto un elevato numero di recensioni.

Poi a chi parla di evasione dico solo che il Local Friend deve emettere al Guest una ricevuta per prestazione occasionale, ricevuta sulla quale (quando necessario) si pagherà la ritenuta de 20%, che sarà dichiarata a fine anno e che non richiede ulteriori adempimenti fino a quando il totale dei guadagni occasionali maturati durante l’anno non superi i €5.000.

Pacchetti turistici? Anche no

Quello per cui un Guest paga tramite Guide Me Right è la compagnia del Local Friend per un determinato numero di ore durante le quali si può fare quanto proposto dal Local Friend nella sua lista delle attività. La persona locale non vende competenze e/o servizi professionali in nessun momento. Eventuali costi aggiuntivi sono precisati nelle schede delle attività selezionate e saranno eventualmente pagati e/o condivisi offline durante l’esperienza. L’eventuale passaggio in macchina o in moto, l’alloggio, l’attrezzatura o altri costi aggiuntivi sono dei costi potenziali che non vengono mai pagati tramite il portale e per cui Guest e Local Friend si organizzano separatamente offline durante l’esperienza. Infatti, le casistiche sarebbero talmente tante per poter essere regolate che abbiamo preferito estrometterci completamente da questo discorso. Quindi il discorso “Pacchetto” non viene mai applicato: chi acquista un’esperienza su Guide Me Right non acquista l’attività X nel posto Y all’ora Z ma piuttosto acquista veramente un’esperienza dove l’unica certezza è il Local Friend e il fatto che l’effettiva esperienza dipenderà dalla “chimica” che si creerà tra Guest e Local Friend durante lo svolgimento delle attività.   

E’ incoerente chiamarci Local Friend?

Questa è, a mio avviso, una delle osservazioni più divertenti. Qua riporto il commento all’articolo di un Local Friend: “Il fatto che chiamiate il vostro operato servizio la dice tutta. Io agli amici non offro servizi tanto meno a pagamento”. Allora rispondo a questa critica con una domanda: sei sicura che tutti i tuoi amici su Facebook siano veramente amici?

Il temine Local Friend esprime il concetto che c’è alla base del servizio: un’esperienza sociale. L’apporto economico ha senso quando si chiede a una persona di dedicare a un’altra persona, fino a quel momento sconosciuta, del tempo e di condividere con lei il proprio stile di vita e le proprie conoscenze locali. Questo è vero soprattutto per il primo incontro tra Guest e Local Friend, quando l’apporto economico permette anche di assicurare entrambi (ancora non in contatto) sull’effettivo svolgimento dell’esperienza. Guide Me Right non interviene nel rapporto che si può instaurare tra le persone una volta terminata l’esperienza, ma ci auguriamo che alla fine possa nascere davvero un’amicizia. E allora lì forse chi critica il nome “Local Friend “ potrebbe avere ragione, a quel punto potremo chiamarlo solo “Friend”. 

A tutti quelli che criticano noi e questo movimento per via della eccessiva burocrazia a cui si sono dovuti (e si devono) sottoporre per aprire (e gestire) la loro attività chiedo: siete soddisfatti del sistema che avete dovuto seguire? Pensate che questo sistema sia adeguato a ciò che sta succedendo nel mondo? Pensate che permetta di essere flessibili e innovativi come viene richiesto in ogni mercato? Pensate che il cambiamento possa arrivare per mano di una legge? 

Pensiamo che la risposta a queste domande sia evidente e che chi si schiera contro un progetto come Guide Me Right stia supportando quel sistema che egli stesso ha criticato in passato ma al quale si è dovuto adattare.

Vogliamo terminare con lo stesso messaggio del precedente articolo: COLLABORARE, CONDIVIDERE E INCLUDERE è quello che crediamo serva per rendere questo Paese degno della sua bellezza. Allora piuttosto che criticare, entrate a far parte della nostra Community e facciamo emergere insieme tutto ciò che di bello e autentico il nostro paese ha da offrire, prima che lo faccia qualcun altro. Non perdiamo tempo a criticare, pensiamo a cambiare per migliorare. Se saremo in grado di farlo non dovremo pensare a difendere ciò che abbiamo ottenuto ma potremo dedicarci a cogliere sempre nuove opportunità! 

#iostoconGuideMeRight, e tu?

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luca

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